Le NENs rappresentano un gruppo di tumori rari dal comportamento clinico eterogeneo. In Italia rappresentano meno dello 0,5% di tutti i tumori maligni con circa 3-4 nuovi casi ogni 100.000 persone in un anno. Negli ultimi decenni, si è assistito a un aumento dell’incidenza, dovuto principalmente a una migliore conoscenza di queste patologie e al miglioramento delle tecniche diagnostiche. Anche se è possibile riscontrare le NENs in tutte le sedi (cute, tiroide, polmoni, paratiroide e surreni), le più frequenti sono localizzate a livello del tratto gastro-entero-pancreatico (70%). In questo numero, faremo riferimento solo alle neoplasie del tratto-gastroenterico e in particolare a quelle del piccolo intestino (digiuno, ileo), poiché ad esse è attribuita una sindrome, cioè un corteo di sintomi, che può richiedere oltre ad un intervento farmacologico efficace per la loro cura, anche un supporto nutrizionale ad hoc. Conosciamole meglio:

Le neoplasie neuroendocrine del tratto gastro-entero pancreatico di distinguono in due forme principali:

Le forme ben differenziate hanno una lenta crescita e, anche se non operabili, possono essere curate e cronicizzate con nuove ed efficaci terapie (terapie a bersaglio molecolare, quasi mai chemioterapia).

Le forme scarsamente differenziate che, come indica la terminologia stessa, hanno una crescita più rapida con tendenza a localizzarsi a distanza più precocemente. Questo gruppo di neoplasie può essere curato con nuovi regimi terapeutici, prevalentemente chemioterapici. E’ necessario però sottolineare che le forme aggressive scarsamente differenziate del tratto digiuno-ileale, rappresentano davvero una rarità.

La prognosi di queste patologie dipenderà, pertanto, dall’estensione di malattia (lo stadio) e dal grado di differenziazione cellulare. I primi stadi hanno una prognosi molto favorevole con alte percentuali di guarigione.

Per quanto riguarda le caratteristiche cliniche, le NENs sono suddivise in:

Funzionanti, cioè che esprimono una sindrome (corteo di sintomi) nota come sindrome da carcinoide, caratterizzata prevalentemente da due sintomi: diarrea, talvolta acquosa, e flushing (vampate) accompagnate da rossore a volto e tronco e lacrimazione. Questi e altri sintomi peculiari sono da attribuire all’incremento della produzione e della secrezione di sostanze attive dal punto di vista biologico (serotonina responsabile anche della diarrea, istamina responsabile anche degli episodi di flushing e insulina responsabile di una sintomatologia caratteristica di alcuni tumori del pancreas, detti insulinomi).

Non funzionanti (il 70% circa del totale), che invece non producono sostanze attive e i cui sintomi sono attribuibili solo all’effetto massa.

Quanto sopra descritto, è semplicemente un’esemplificazione delle caratteristiche cliniche delle neoplasie neuroendocrine, ma rappresenta una modalità descrittiva di facile accesso per gli utenti, e per suggerire loro gli alimenti utili nella gestione dell’effetto collaterale maggiormente espresso dalle stesse neoplasie e considerato, in casi estremi, anche invalidante, la diarrea.

Oltre a consigli alimentari utili, gli utenti possono trovare nella tabella descritta nella rubrica “l’alimentazione dei tumori neuroendocrini secernenti”, gli alimenti da evitare prima del dosaggio dell’acido 5-idrossiindolacetico urinario, utile e spesso richiesto dagli oncologi nella conferma della diagnosi di sindrome da carcinoide.

L’ALIMENTAZIONE NEI TUMORI NEUROENDOCRINI SECERNENTI

La serotonina (5-HT) è un neurotrasmettitore che viene sintetizzato nel cervello e nel sistema nervoso centrale in presenza del triptofano (aminoacido essenziale), sostanza che non può essere prodotta dall’organismo, ma deve essere assunta attraverso gli alimenti. La serotonina, nota anche come “ormone della felicità”, si occupa in primis della regolazione dell’umore.

La dose raccomandata di triptofano per un individuo adulto è compresa tra 250-425 mg al giorno, corrispondenti a circa 3,5-6 mg per kg di peso corporeo. Questi valori sono facilmente raggiungibili con un’alimentazione varia ed equilibrata. Tramite l’alimentazione, quindi l’assunzione di triptofano, è possibile aumentare o diminuire i livelli di serotonina nel cervello.

Alcuni alimenti stimolano la produzione di serotonina: alimenti ricchi di vitamina B, alimenti proteici (uova, formaggi freschi, carni bianche, legumi, soia, frutta secca), alcuni vegetali (in particolare quelli a foglia verde, patate, funghi, banane, ananas, alga spirulina), i cereali integrali e il cioccolato fondente. Questi contengono un elevato contenuto in triptofano o comunque ne facilitano l’assorbimento.

Dopo un pasto ricco di proteine, e perciò di triptofano, la concentrazione di quest’ultimo nel sangue aumenta, senza però variare considerevolmente i livelli cerebrali di serotonina. Questo perché nel sangue aumenta anche la concentrazione di altri aminoacidi che impediscono e rallentano il passaggio del triptofano al cervello.

La maggior parte degli alimenti contenenti triptofano è di origine proteica, ma non sono solo gli alimenti proteici ad aumentare i livelli di triptofano.

Un pasto ricco di carboidrati stimola la secrezione di insulina, facilitando l’ingresso dei nutrienti nelle cellule, compresi gli amminoacidi, tranne il triptofano. Di conseguenza i livelli di triptofano nel sangue aumentano (perché calano quelli degli altri aminoacidi) favorendone il passaggio nel sistema nervoso centrale e incrementando così la produzione di serotonina.

Come già descritto nell’editoriale dedicato ai tumori neuroendocrini, alcuni tumori a basso grado di malignità del tratto gastro-intestinale, esprimono una sindrome da carcinoide. Essa è caratterizzata prevalentemente da diarrea e flushing (vampate) ed è causata dalla ipersecrezione di serotonina e istamina.

In pazienti affetti da sindrome da carcinoide è importante calibrare adeguatamente il livello di proteine e carboidrati non solo durante la giornata, ma anche all’interno di un pasto. Pertanto, vi suggeriamo alcuni consigli per non incrementare i livelli serotonina:

  • Evitare l’assunzione di elevate quantità di zuccheri semplici, associate a un pasto ricco in proteine contenenti alte quantità di triptofano;
  • Consumare la fonte proteica, escludendo quelle maggiormente ricche in triptofano, con piccole quantità di carboidrati complessi.

 

L’esame biochimico che si esegue per confermare la presenza della sindrome da carcinoide è il dosaggio dell’acido 5-idrossiindolacetico (5-HIAA) nelle urine delle 24 ore. Il 5-HIAA è un metabolita della serotonina, un ormone prodotto principalmente dal sistema nervoso centrale ma anche, in piccole quantità, dai polmoni e dall’intestino. La serotonina dopo aver esaurito la sua funzione viene trasformata in 5-HIAA che viene eliminato nelle urine. Nelle urine dei pazienti con sindrome da carcinoide, il 5-HIAA presenta livelli più elevati rispetto a soggetti sani. Prima del dosaggio del 5-HIAA è quindi importante curare l’alimentazione, evitando di assumere (3 giorni prima della raccolta dell’urina) gli alimenti indicati nella tabella, che potrebbero interferire con il risultato dell’esame. Rivolgetevi al vostro oncologo perché anche l’assunzione di alcuni farmaci può interferire con i risultati dell’esame.

 

GLOSSARIO

AMINOACIDI ESSENZIALI: gli aminoacidi sono sostanze che l’organismo non è in grado di sintetizzare in quantità sufficiente, quindi è necessario introdurli con l’alimentazione.

INSULINA: ormone prodotto dal pancreas; la sua funzione principale è quella di regolare i livelli di glucosio ematico, riducendo la glicemia.

METABOLITA: sostanza che fa parte di un processo chimico chiamato metabolismo.

ALIMENTI DA NON ASSUMERE PRIMA DEL DOSAGGIO DEL 5-HIAA
avocado
banane
ananas
prugne
mandorle
pomodoro
kiwi
melanzane
noci
nocciole
arachidi
cioccolato
avena
latticini